{"id":658,"date":"2011-12-23T15:41:47","date_gmt":"2011-12-23T13:41:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolonewman.org\/?p=658"},"modified":"2011-12-23T15:42:39","modified_gmt":"2011-12-23T13:42:39","slug":"la-tentazione-della-moglie-di-lot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circolonewman.org\/?p=658","title":{"rendered":"La tentazione della moglie di Lot"},"content":{"rendered":"<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\"><em><a href=\"http:\/\/www.circolonewman.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/jpg_1350113.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-659\" title=\"jpg_1350113\" src=\"http:\/\/www.circolonewman.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/jpg_1350113-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Che guardando indietro divenne una statua di sale. Nel discorso  prenatalizio alla curia romana, Benedetto XVI lancia l&#8217;allarme contro  &#8220;la stanchezza dell&#8217;essere cristiani, ripiegati sul proprio benessere&#8221;. E  porta ad esempi di viva fede l&#8217;Africa e i giovani di Madrid <\/em><\/p>\n<p><strong>di Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">ROMA, 22 dicembre 2011 \u2013 Ad ogni vigilia di Natale, il discorso che  Benedetto XVI rivolge alla curia romana \u2013 sempre scritto di suo pugno \u2013  offre al papa l&#8217;occasione per fare il punto sull&#8217;anno trascorso e sulle  questioni maggiori che la Chiesa si \u00e8 trovata ad affrontare.<!--more--><\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">La questione capitale, questa mattina, papa Joseph Ratzinger l&#8217;ha cos\u00ec enunciata:<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">&#8220;Il  nocciolo della crisi della Chiesa \u00e8 la crisi della fede. Se ad essa non  troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalit\u00e0, diventando una  profonda convinzione ed una forza reale grazie all\u2019incontro con Ges\u00f9  Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci&#8221;.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">L&#8217;area del mondo in cui tale crisi \u00e8 pi\u00f9 evidente \u00e8 l&#8217;Europa, ha detto il papa.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">Mentre  invece in Africa \u2013 meta di un suo viaggio in novembre \u2013 ha confessato  di non aver percepito &#8220;alcun cenno di quella stanchezza della fede tra  noi cos\u00ec diffusa, niente di quel tedio dell\u2019essere cristiani da noi  sempre nuovamente percepibile&#8221;.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">In Africa \u2013 ha spiegato il papa \u2013  si sperimenta &#8220;la gioia di essere cristiani, l\u2019essere sostenuti dalla  felicit\u00e0 interiore di conoscere Cristo e di appartenere alla sua Chiesa.  Da questa gioia nascono anche le energie per servire Cristo nelle  situazioni opprimenti di sofferenza umana, per mettersi a sua  disposizione, senza ripiegarsi sul proprio benessere. Incontrare questa  fede pronta al sacrificio, e proprio in ci\u00f2 gioiosa, \u00e8 una grande  medicina contro la stanchezza dell\u2019essere cristiani che sperimentiamo in  Europa&#8221;.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">Ma oltre all&#8217;Africa, Benedetto XVI ha citato pi\u00f9 ancora  la Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 come esempio di &#8220;nuova  evangelizzazione vissuta&#8221; e di &#8220;medicina contro la stanchezza del  credere&#8221;.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">Ha dedicato la gran parte del discorso proprio ad  illustrare il &#8220;modo nuovo, ringiovanito, dell\u2019essere cristiani&#8221; da lui  percepito nei giovani convenuti a Madrid.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">L&#8217;ha fatto in cinque punti, riportati per intero qui di seguito.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">&#8220;1.  C\u2019\u00e8 come prima cosa una nuova esperienza della cattolicit\u00e0,  dell\u2019universalit\u00e0 della Chiesa. \u00c8 questo che ha colpito in modo molto  immediato i giovani e tutti i presenti: proveniamo da tutti i  continenti, e, pur non essendoci mai visti prima, ci conosciamo.  Parliamo lingue diverse e abbiamo differenti abitudini di vita,  differenti forme culturali, e tuttavia ci troviamo subito uniti insieme  come una grande famiglia. Separazione e diversit\u00e0 esteriori sono  relativizzate. Siamo tutti toccati dall\u2019unico Signore Ges\u00f9 Cristo, nel  quale si \u00e8 manifestato a noi il vero essere dell\u2019uomo e, insieme, il  Volto stesso di Dio. Le nostre preghiere sono le stesse. In virt\u00f9 dello  stesso incontro interiore con Ges\u00f9 Cristo abbiamo ricevuto nel nostro  intimo la stessa formazione della ragione, della volont\u00e0 e del cuore. E,  infine, la comune liturgia costituisce una sorta di patria del cuore e  ci unisce in una grande famiglia. Il fatto che tutti gli esseri umani  sono fratelli e sorelle \u00e8 qui non soltanto un\u2019idea, ma diventa una reale  esperienza comune che crea gioia. E cos\u00ec abbiamo compreso anche in modo  molto concreto che, nonostante tutte le fatiche e le oscurit\u00e0, \u00e8 bello  appartenere alla Chiesa universale che il Signore ci ha donato.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">&#8220;2.  Da questo nasce poi un nuovo modo di vivere l\u2019essere uomini, l\u2019essere  cristiani. Una delle esperienze pi\u00f9 importanti di quei giorni \u00e8 stata  per me l\u2019incontro con i volontari della Giornata Mondiale della  Giovent\u00f9: erano circa 20.000 giovani che, senza eccezione, avevano messo  a disposizione settimane o mesi della loro vita per collaborare alle  preparazioni tecniche, organizzative e contenutistiche della Giornata  Mondiale della Giovent\u00f9 e che proprio cos\u00ec avevano reso possibile lo  svolgimento ordinato del tutto. Con il proprio tempo l\u2019uomo dona sempre  una parte della propria vita. Alla fine, questi giovani erano  visibilmente e tangibilmente colmi di una grande sensazione di felicit\u00e0:  il loro tempo aveva un senso; proprio nel donare il loro tempo e la  loro forza lavorativa avevano trovato il tempo, la vita. E allora per me  \u00e8 diventata evidente una cosa fondamentale: questi giovani avevano  offerto nella fede un pezzo di vita, non perch\u00e9 questo era stato  comandato e non perch\u00e9 con questo ci si guadagna il cielo; neppure  perch\u00e9 cos\u00ec si sfugge al pericolo dell\u2019inferno. Non l\u2019avevano fatto  perch\u00e9 volevano essere perfetti. Non guardavano indietro, a se stessi.  Mi \u00e8 venuta in mente l\u2019immagine della moglie di Lot che, guardando  indietro, divenne una statua di sale. Quante volte la vita dei cristiani  \u00e8 caratterizzata dal fatto che guardano soprattutto a se stessi, fanno  il bene, per cos\u00ec dire, per se stessi! E quanto \u00e8 grande la tentazione  per tutti gli uomini di essere preoccupati anzitutto di se stessi, di  guardare indietro a se stessi, diventando cos\u00ec interiormente vuoti,  statue di sale! Qui invece non si trattava di perfezionare se stessi o  di voler avere la propria vita per se stessi. Questi giovani hanno fatto  del bene \u2013 anche se quel fare \u00e8 stato pesante, anche se ha richiesto  sacrifici \u2013, semplicemente perch\u00e9 fare il bene \u00e8 bello, esserci per gli  altri \u00e8 bello. Occorre soltanto osare il salto. Tutto ci\u00f2 \u00e8 preceduto  dall\u2019incontro con Ges\u00f9 Cristo, un incontro che accende in noi l\u2019amore  per Dio e per gli altri e ci libera dalla ricerca del nostro proprio io.  Una preghiera attribuita a san Francesco Saverio dice: Faccio il bene  non perch\u00e9 in cambio entrer\u00f2 in cielo e neppure perch\u00e9 altrimenti mi  potresti mandare all\u2019inferno. Lo faccio, perch\u00e9 Tu sei Tu, il mio Re e  mio Signore. Lo stesso atteggiamento l\u2019ho incontrato anche in Africa, ad  esempio nelle suore di Madre Teresa che si prodigano per i bambini  abbandonati, malati, poveri e sofferenti, senza porsi domande su se  stesse, e proprio cos\u00ec diventano interiormente ricche e libere. \u00c8 questo  l\u2019atteggiamento propriamente cristiano. Indimenticabile rimane per me  anche l\u2019incontro con i giovani disabili nella fondazione di San Jos\u00e9 in  Madrid, dove nuovamente ho incontrato la stessa generosit\u00e0 di mettersi a  disposizione degli altri \u2013 una generosit\u00e0 che, in definitiva, nasce  dall\u2019incontro con Cristo che ha dato se stesso per noi.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">&#8220;3. Un  terzo elemento, che in modo sempre pi\u00f9 naturale e centrale fa parte  delle Giornate Mondiali della Giovent\u00f9 e della spiritualit\u00e0 da esse  proveniente, \u00e8 l\u2019adorazione. Rimane indimenticabile per me il momento  durante il mio viaggio nel Regno Unito, quando, in Hydepark, decine di  migliaia di persone, in maggioranza giovani, hanno risposto con un  intenso silenzio alla presenza del Signore nel Santissimo Sacramento,  adorandolo. La stessa cosa \u00e8 avvenuta, in misura pi\u00f9 ridotta, a Zagrabia  e, di nuovo, a Madrid dopo il temporale che minacciava di guastare  l\u2019insieme dell\u2019incontro notturno, a causa del mancato funzionamento dei  microfoni. Dio \u00e8 onnipresente, s\u00ec. Ma la presenza corporea del Cristo  risorto \u00e8 ancora qualcosa d\u2019altro, \u00e8 qualcosa di nuovo. Il Risorto entra  in mezzo a noi. E allora non possiamo che dire con l\u2019apostolo Tommaso:  Mio Signore e mio Dio! L\u2019adorazione \u00e8 anzitutto un atto di fede \u2013 l\u2019atto  di fede come tale. Dio non \u00e8 una qualsiasi possibile o impossibile  ipotesi sull\u2019origine dell\u2019universo. Egli \u00e8 l\u00ec. E se Egli \u00e8 presente, io  mi inchino davanti a Lui. Allora, ragione, volont\u00e0 e cuore si aprono  verso di Lui e a partire da Lui. In Cristo risorto \u00e8 presente il Dio  fattosi uomo, che ha sofferto per noi perch\u00e9 ci ama. Entriamo in questa  certezza dell\u2019amore corporeo di Dio per noi, e lo facciamo amando con  Lui. Questo \u00e8 adorazione, e questo d\u00e0 poi un\u2019impronta alla mia vita.  Solo cos\u00ec posso anche celebrare l\u2019Eucaristia in modo giusto e ricevere  rettamente il Corpo del Signore.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">&#8220;4. Un altro elemento importante  delle Giornate Mondiali della Giovent\u00f9 \u00e8 la presenza del Sacramento  della Penitenza che appartiene con naturalezza sempre maggiore  all\u2019insieme. Con ci\u00f2 riconosciamo che abbiamo continuamente bisogno di  perdono e che perdono significa responsabilit\u00e0. Proveniente dal  Creatore, esiste nell\u2019uomo la disponibilit\u00e0 ad amare e la capacit\u00e0 di  rispondere a Dio nella fede. Ma proveniente dalla storia peccaminosa  dell\u2019uomo (la dottrina della Chiesa parla del peccato originale) esiste  anche la tendenza contraria all\u2019amore: la tendenza all\u2019egoismo, al  chiudersi in se stessi, anzi, la tendenza al male. Sempre di nuovo la  mia anima viene insudiciata da questa forza di gravit\u00e0 in me, che mi  attira verso il basso. Perci\u00f2 abbiamo bisogno dell\u2019umilt\u00e0 che sempre  nuovamente chiede perdono a Dio; che si lascia purificare e che ridesta  in noi la forza contraria, la forza positiva del Creatore, che ci attira  verso l\u2019alto.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">&#8220;5. Infine, come ultima caratteristica da non  trascurare nella spiritualit\u00e0 delle Giornate Mondiali della Giovent\u00f9  vorrei menzionare la gioia. Da dove viene? Come la si spiega?  Sicuramente sono molti i fattori che agiscono insieme. Ma quello  decisivo \u00e8, secondo il mio parere, la certezza proveniente dalla fede:  io sono voluto. Ho un compito. Sono accettato, sono amato. Josef Pieper,  nel suo libro sull\u2019amore, ha mostrato che l\u2019uomo pu\u00f2 accettare se  stesso solo se \u00e8 accettato da qualcun altro. Ha bisogno dell\u2019esserci  dell\u2019altro che gli dice, non soltanto a parole: \u00e8 bene che tu ci sia.  Solo a partire da un tu, l\u2019io pu\u00f2 trovare se stesso. Solo se \u00e8  accettato, l\u2019io pu\u00f2 accettare se stesso. Chi non \u00e8 amato non pu\u00f2 neppure  amare se stesso. Questo essere accolto viene anzitutto dall\u2019altra  persona. Ma ogni accoglienza umana \u00e8 fragile. In fin dei conti abbiamo  bisogno di un\u2019accoglienza incondizionata. Solo se Dio mi accoglie e io  ne divento sicuro, so definitivamente: \u00e8 bene che io ci sia. \u00c8 bene  essere una persona umana. Dove viene meno la percezione dell\u2019uomo di  essere accolto da parte di Dio, di essere amato da Lui, la domanda se  sia veramente bene esistere come persona umana non trova pi\u00f9 alcuna  risposta. Il dubbio circa l\u2019esistenza umana diventa sempre pi\u00f9  insuperabile. Laddove diventa dominante il dubbio riguardo a Dio, segue  inevitabilmente il dubbio circa lo stesso essere uomini. Vediamo oggi  come questo dubbio si diffonde. Lo vediamo nella mancanza di gioia,  nella tristezza interiore che si pu\u00f2 leggere su tanti volti umani. Solo  la fede mi d\u00e0 la certezza: \u00e8 bene che io ci sia. \u00c8 bene esistere come  persona umana, anche in tempi difficili. La fede rende lieti a partire  dal di dentro. \u00c8 questa una delle esperienze meravigliose delle Giornate  Mondiali della Giovent\u00f9&#8221;.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">Nel suo discorso, Benedetto XVI ha  fatto cenno anche alla crisi economica e finanziaria, ma &#8220;in ultima  analisi etica&#8221;, che minaccia l&#8217;Europa.<\/p>\n<p><P ALIGN=\"JUSTIFY\">Come pure alla giornata di  Assisi, &#8220;concepita come un nuovo slancio nel pellegrinaggio [&#8230;] tra  le religioni e tra le persone in ricerca di verit\u00e0 e di pace, [&#8230;] in  un clima di amicizia e di rispetto reciproco&#8221;.<\/p>\n<p>__________<br \/>\n<P ALIGN=\"JUSTIFY\">Il testo integrale del discorso del 22 dicembre 2011 di Benedetto XVI alla curia romana:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2011\/december\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20111222_auguri-curia_it.html\"><strong>&gt; &#8220;\u00c8 sempre un momento particolarmente intenso&#8230;&#8221;<\/strong><\/a><br \/>\n__________<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/player.rv.va\/vaticanplayer.asp?language=it&amp;tic=VA_GCSOBKM8\">Clicca qui per il video<\/a><\/p>\n<p>Fonte:<a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1350111\"> www.repubblica.it<\/a> del 22 dicembre 2011<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che guardando indietro divenne una statua di sale. 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