{"id":28,"date":"2011-09-10T00:20:35","date_gmt":"2011-09-09T22:20:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolonewman.org\/?p=28"},"modified":"2011-12-07T20:52:53","modified_gmt":"2011-12-07T18:52:53","slug":"newman-mio-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circolonewman.org\/?p=28","title":{"rendered":"Newman, mio maestro"},"content":{"rendered":"<p>\u201cUn profeta tra fede e libert\u00e0\u201d. Cos\u00ec Cossiga, cattolico liberale, ricordava il grande cardinale inglese\u00a0presidente emerito della Repubblica apparso l\u2019anno scorso sulla rivista Vita e Pensiero.<\/p>\n<p>Parlare di John Henry Newman, leggere le sue opere, capirne fino in fondo il pensiero non \u00e8 cosa semplice, anzi \u00e8 cosa difficile assai. Lo \u00e8 non solo perch\u00e9 il suo dire \u00e8 il frutto di una vasta e profonda cultura, ma perch\u00e9 egli \u00e8 un pensatore del tutto originale. <!--more-->Egli \u00e8 stato un poeta, un novelliere, un drammaturgo, uno dei pi\u00f9 preziosi, per cos\u00ec dire, utenti della lingua inglese. Egli, che fu un grande e originale filosofo e un grande e originale teologo, rifiut\u00f2 per\u00f2 sempre la qualifica vuoi di filosofo che di teologo. John Henry Newman \u00e8 un pensatore difficile perch\u00e9 \u00e8 un inglese, un inglese nel senso pi\u00f9 profondo del termine, un eminent victorian, un eminente vittoriano, come lo consacr\u00f2 in un celebre libro, Eminent Victorians, lo storico inglese Giles Lytton Strachey. I suoi riferimenti teologici non furono, n\u00e9 da anglicano n\u00e9 da cattolico, i teologi scolastici; non furono quindi n\u00e9 un Tommaso d\u2019Aquino, n\u00e9 un Duns Scoto, ma i grandi Padri della Chiesa, sia orientali che latini, e tra questi naturalmente Agostino d\u2019Ippona.<\/p>\n<p>Il suo riferimento filosofico non fu la Philosophia Perennis, ma un vescovo anglicano appartenente ai Caroline Divines (i teologi anglicani del XVII secolo), Joseph Butler, e in particolare il libro \u201cDella analogia della religione naturale\u201d, volume che \u2013 gli strani casi della vita! \u2013 mi fu regalato da Aldo Moro per un mio onomastico; quel Joseph Butler che influenz\u00f2 pensatori di lingua inglese come David Hume, Thomas Reid e Adam Smith, non del tutto estranei non dico alla cultura, ma anche al pensiero religioso di Newman.<\/p>\n<p>Il pensiero di John Henry Newman era ben conosciuto a padri e periti conciliari: e tra questi anche al gi\u00e0 ben noto teologo tedesco Joseph Ratzinger.<\/p>\n<p>Durante il Concilio Vaticano II, ci si rifer\u00ec a Newman \u2013 come a un altro originale filosofo e teologo, Antonio Rosmini \u2013 come a un ispiratore e \u201cpadre assente\u201d del Concilio. Dire esaustivamente quanto le decisioni conciliari debbano ai suoi insegnamenti esigerebbe un oratore molto, ma molto pi\u00f9 ferrato di me, che non ho coltivato n\u00e9 la filosofia n\u00e9 la teologia, ma ho soltanto \u201crazzolato\u201d in esse!<\/p>\n<p>In un articolo scritto sull\u2019Osservatore Romano nel 1964, il filosofo cattolico Jean Guitton scriveva: \u201cI grandi geni sono dei profeti sempre pronti a rischiarare i grandi avvenimenti, i quali, a loro volta, gettano sui grandi geni una luce retrospettiva che dona loro un carattere profetico. E\u2019 come il rapporto che intercorre tra Isaia e la passione di Cristo, reciprocamente illuminati: cos\u00ec Newman rischiara con la sua presenza il Concilio e il Concilio giustifica Newman\u201d.<\/p>\n<p>Mi soffermer\u00f2 su tre punti.<\/p>\n<p>Le dichiarazioni del Concilio hanno statuito sulla libert\u00e0 della coscienza e sul primato della coscienza nel campo del pensiero e dell\u2019etica, anche se \u2013 come not\u00f2 in un suo studio il teologo Joseph Ratzinger \u2013 non senza qualche ambiguit\u00e0 e indeterminatezza. Il concetto di libert\u00e0 e di primato della coscienza \u00e8 al centro del \u201cDecreto sulla libert\u00e0 religiosa\u201d. Questo concetto \u00e8 caratteristico del pensiero di Newman che lo espose in modo brillante nella famosa \u201cLettera al Duca di Norfolk\u201d, nella quale confut\u00f2 le gravi osservazioni sulla libert\u00e0 dei sudditi cattolici della Corona di osservare le leggi del Regno e di servire lealmente la Corona stessa, dopo la proclamazione, da parte del Concilio Vaticano I, del dogma dell\u2019infallibilit\u00e0; dogma contro la sostanza del quale Newman, a differenza del suo grande amico cattolico napoletano-bavarese-inglese, lo storico della libert\u00e0, regius professor dell\u2019Universit\u00e0 di Cambridge, il cattolico-liberale Lord Acton, non aveva scritto, ma solo si era interrogato pubblicamente sull\u2019opportunit\u00e0 di proclamarlo in quel momento storico (ma subito dopo obbedendo silenziosamente). Lo stesso Papa che lo aveva proclamato, di fronte alla dura reazione del Cancelliere germanico von Bismarck, sent\u00ec la necessit\u00e0 di scrivere una lettera ai vescovi tedeschi, in risposta a una lettera che essi gli avevano scritto, chiarendo il contenuto e i limiti dell\u2019infallibilit\u00e0 papale. Proprio nella gi\u00e0 citata \u201cLettera al Duca di Norfolk\u201d Newman conclude il capitolo sulla coscienza con le celebri parole: \u201cSe fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo (il che in verit\u00e0 non mi sembra proprio la cosa migliore), brinder\u00f2, se volete, al Papa; tuttavia prima alla coscienza, poi al Papa\u201d.<\/p>\n<p>Per spiegare che cosa fosse la coscienza, nel suo saggio appunto a essa dedicato, forse quasi temerariamente e con parole che a suo tempo scandalizzarono molti, specie tra gli ultramontani, affermava: \u201cSembra [\u2026] che vi siano casi estremi nei quali la coscienza pu\u00f2 entrare in conflitto con la parola del Papa e che, nonostante questa parola, debba essere seguita\u201d. E ancora: la coscienza \u201cnon \u00e8 un egoismo lungimirante, n\u00e9 il desiderio di essere coerenti con se stessi, bens\u00ec la messaggera di Colui, il quale, sia nel mondo della natura sia in quello della grazia, ci parla dietro un velo e ci ammaestra e ci governa per mezzo dei suoi rappresentanti\u201d. E addirittura: \u201cLa coscienza \u00e8 l\u2019originario vicario di Cristo\u201d.<\/p>\n<p>Ma Newman pi\u00f9 oltre aggiunge: \u201cPer timore di non venire fraintesi, debbo ripetere che, quando io parlo di coscienza, intendo quella coscienza intesa nel suo vero significato. Per avere il diritto di opporsi all\u2019autorit\u00e0 suprema, bench\u00e9 non infallibile, del Papa, essa dev\u2019essere qualcosa ben maggiore di quell\u2019infelice contraffazione che [\u2026] viene ora popolarmente intesa\u201d. Newman ricorda anche quella sentenza, propria oltre che di Tommaso d\u2019Aquino anche dei teologi e canonisti della Scuola Salmaticense e dei gesuiti del XVII secolo, secondo cui la coscienza va sempre seguita anche se erronea, e anche se l\u2019errore sia frutto della propria colpa. La coscienza di cui Newman invoca il primato \u00e8 la \u201ctuta et informata conscientia\u201d dei pi\u00f9 certi moralisti, una coscienza che anche se erronea \u2013 perch\u00e9 l\u2019uomo non \u00e8 perfetto e poche sono le cos\u00ec dette \u201crivelazioni personali\u201d \u2013 sia frutto di preghiera, di onesta informazione e di meditazione.<\/p>\n<p>Questo primato della coscienza invocarono non con dichiarazioni, ma con fatti, coloro che non condivisero la conclusione del Concordato tra la Santa Sede e il Terzo Reich e il conseguente ordine impartito attraverso i vescovi ai cattolici tedeschi di sciogliere il Partito del centro cattolico e il Partito cristiano-sociale bavarese. Non si tratterebbe di ingiusto appello al primato della coscienza disattendere l\u2019insegnamento del Papa in materia di aborto, eutanasia, cos\u00ec detti patti di solidariet\u00e0 sociale, se si ritenesse di approvare leggi civili secondo il criterio del \u201cmale minore\u201d, se a esempio, qualora i deputati e senatori cattolici dichiarassero di volere votare contro siffatti provvedimenti e il governo minacciasse per ritorsione di denunziare il Concordato o di abolire l\u2019insegnamento della religione, il giudizio sul \u201cche fare\u201d sarebbe di competenza dei politici per quanto attiene alla credibilit\u00e0 della minaccia, ma del Papa e dei vescovi, per quanto attiene alla ponderazione degli interessi.<\/p>\n<p>Grande influenza ha poi avuto John Henry Newman nell\u2019esaltazione del laicato, e nella definizione della sua posizione e della sua funzione nella Chiesa. Gi\u00e0 nel suo famoso saggio sugli ariani o precisamente sull\u2019arianesimo, dottrina cristologica elaborata da Ario e condannata come eresia dal primo Concilio di Nicea \u2013 saggio nel quale cominci\u00f2 a esternare i suoi dubbi sull\u2019adesione di tutta la Chiesa d\u2019Inghilterra ai principi stabiliti dagli antichi Concili \u2013, egli aveva messo in luce come di fronte all\u2019imperatore e alla stessa grande maggioranza dei vescovi che avevano aderito alla dottrina di Ario o che tacevano, furono i laici, i semplici fedeli, che tennero salda la retta fede e rimasero nell\u2019ortodossia e a essa assicurarono la fedelt\u00e0 della Chiesa. Questa dottrina della funzione del laicato John Henry Newman svilupp\u00f2, poi, da cattolico, nel saggio pubblicato nell\u2019ultimo numero del periodico cattolico inglese The Rambler, fondato da Lord Acton e di cui questi gli aveva ceduto la direzione nella speranza di evitare che i vescovi inglesi ne ordinassero la chiusura.<\/p>\n<p>Di fronte a monsignor Talbot, che affermava che i laici cattolici dovevano limitarsi ad andare a caccia e a pesca, giocare a cricket, sostentare la Chiesa, organizzare banchetti e fare figli, nel saggio intitolato \u201cSulla consultazione dei fedeli laici in materia di fede\u201d, egli spieg\u00f2 come il popolo di Dio, tutto il popolo di Dio e quindi anche i laici, sia soggetto di infallibilit\u00e0 e come quindi sia non soltanto lecito ma doveroso \u201csentire i laici in materia di fede\u201d. A conferma della sua tesi, egli ricord\u00f2 come Pio IX, prima di proclamare il dogma dell\u2019Immacolata Concezione, avesse chiesto ai vescovi non solo cosa essi pensassero, ma cosa pensasse il popolo di Dio. Questo saggio fece precipitare la situazione, perch\u00e9 da alcuni fu considerato eretico o almeno apud haeresim. Gi\u00e0, perch\u00e9 fino a quando \u2013 nonostante l\u2019opposizione di un altro convertito, il cardinale Manning, il vescovo ultramontano \u2013, Leone XIII lo fece cardinale, John Henry Newman fu spesso sospettato di eterodossia e molto soffr\u00ec non solo pro Ecclesia, ma anche propter Ecclesiam!<\/p>\n<p>Il terzo per cos\u00ec dire \u201cspazio conciliare\u201d nel quale fu grande l\u2019influenza del pensiero di John Henry Newman \u2013 giustamente definito, dopo la sua morte, \u201cun profeta e un genio\u201d \u2013 fu quello del ritorno dello studio teologico e della stessa catechesi alla Bibbia e ai Padri della Chiesa, cui ampiamente si riferirono i padri conciliari: sul ritorno alla Bibbia si sono fatti molti passi avanti (pensiamo all\u2019ultimo Sinodo dei vescovi). L\u2019originale dottrina di Newman sullo sviluppo del dogma, dottrina che non vuole certo contraddire quanto sempre affermato dalla Chiesa (essersi la Rivelazione chiusa e conclusa con la predicazione degli apostoli), ha posto in luce, cosa ormai pacificamente accettata, che la storia, la storia dell\u2019uomo, nella quale si \u00e8 manifestata la Rivelazione e si svolge la storia della sua salvezza, questa storia con le ricerche e l\u2019esperienza umana dilata e precisa il significato del dogma, ne amplia gli orizzonti, lo sviluppa, insomma. E questo vale anche per l\u2019insegnamento ordinario del Papa e dei vescovi. Cos\u00ec, la storia, la storia della libert\u00e0, la storia della libert\u00e0 dei popoli, ha dato un diverso significato a quanto nell\u2019insegnamento di Pio IX, particolarmente nel \u201cSillabo\u201d, sembrava \u2013 e forse nell\u2019intenzione privata del Papa era davvero \u2013 la condanna del concetto di sovranit\u00e0 popolare, la \u201cinaudita pretesa dei governati a scegliersi i propri governanti\u201d \u2013 principio della sovranit\u00e0 popolare invero gi\u00e0 affermato e teorizzato dai teologi e dai giuristi gesuiti del XVII secolo, tra i quali il sommo padre Francisco Su\u00e1rez \u2013, dovendo essere interpretato invece nel senso che \u201cla maggioranza dei voti non fa del falso il vero n\u00e9 dell\u2019ingiusto il giusto\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la vittoria dell\u2019Unione antischiavista contro la Confederazione schiavista nella Guerra Civile americana serv\u00ec a illuminare quei vescovi cattolici del Sud che difendevano la schiavit\u00f9 dei neri, argomentando che la loro cattura in Africa, il loro trasporto nelle Americhe, nazioni cristiane, in quanto utile al loro indottrinamento cristiano e alla loro salvezza eterna, poteva se non giustificare, controbilanciare la loro riduzione in schiavit\u00f9 al servizio di bianchi. E cos\u00ec la persecuzione degli ebrei culminata con la Shoah modific\u00f2 radicalmente non solo l\u2019atteggiamento, ma lo stesso pensiero non dico teologico, ma per cos\u00ec dire pratico, di gran parte della Chiesa nei confronti degli ebrei, in particolare per la testimonianza di fede culminata nel martirio di sante come Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, o la testimonianza di vescovi come quello di M\u00fcnster, il beato Graf von Galen, o di Berlino, Konrad von Preysing. Svolta epocale nel rapporto con l\u2019ebraismo, inoltre, \u00e8 quella costituita dall\u2019insegnamento e dalla prassi di Giovanni Paolo II che, per primo, visit\u00f2 una sinagoga in Roma, sua sede episcopale e capitale della cristianit\u00e0, l\u00e0 ove un tempo i giudei erano stati rinchiusi nel ghetto da Papi precedenti, di cui uno, Pio IX, \u00e8 stato peraltro da lui stesso proclamato beato, e chiam\u00f2 coloro che per secoli erano stati definiti nella stessa liturgia del Venerd\u00ec Santo come i \u201cdeicidi\u201d, addirittura \u201cnostri fratelli maggiori\u201d. Per questo sbaglia chi, abbagliato da sole parvenze, considera il Concilio Vaticano II come un \u201cConcilio di rottura\u201d rispetto agli altri Concili, in particolare il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano I, e non invece il \u201cConcilio del rinnovamento nella continuit\u00e0\u201d, un Concilio che ha annunziato verit\u00e0, come la collegialit\u00e0 episcopale, che erano gi\u00e0 comprese nella Rivelazione, Nuovo Testamento e Tradizione, che si sono venute disvelando nella storia e che sono state per cos\u00ec dire \u201cilluminate\u201d nella storia della Chiesa che \u00e8 parte, o meglio, comprende la storia per cos\u00ec dire \u201cprofana\u201d, la storia della Citt\u00e0 dell\u2019uomo, attraverso la ricerca, lo studio, la meditazione, la preghiera e la testimonianza non solo di vescovi e teologi, ma anche dell\u2019intero popolo di Dio. Pu\u00f2 certo considerarsi un miracolo intellettuale che John Henry Newman avesse compreso e formulato questa legge di sviluppo della Chiesa nella, attraverso e grazie alla storia, che \u00e8 sempre, in un Suo misterioso disegno, la storia di Dio.<\/p>\n<p>Per quanto attiene all\u2019ecumenismo, fu sempre John Henry Newman che pose in evidenza, da anglicano e da cattolico, ci\u00f2 che univa le Chiese cristiane, pur non sottacendo cosa le divideva. Nel suo \u201cTract 90\u201d, l\u2019ultimo dei famosi \u201cTracts for The Times\u201d \u2013 la collezione di saggi anonimi pubblicata dai grandi autori del Movimento di Oxford per combattere l\u2019ispirazione liberaleggiante e protestante di parte della Chiesa d\u2019Inghilterra, della quale essi volevano esaltare invece i tratti di cattolicit\u00e0 e di apostolicit\u00e0 \u2013, Newman, per avvicinare le Chiese di Canterbury e di York alla Chiesa di Roma, tent\u00f2 di dare un\u2019interpretazione dei famosi Trentanove Articoli di Fede della Chiesa d\u2019Inghilterra che fosse conforme all\u2019insegnamento del Concilio di Trento: venne subito la condanna prima da parte del vescovo anglicano di Oxford e poi di tutti i vescovi della Chiesa d\u2019Inghilterra, e fu la fine sia dei Tracts sia del Movimento di Oxford, e l\u2019inizio di quel cammino che doveva portare nella Chiesa cattolica romana l\u2019allievo del Trinity College, il fellow e tutor dell\u2019Oriel College e parroco della Chiesa universitaria anglicana di Saint Mary the Virgin e della Chiesa di Littlemore \u2013 piccolo centro nel quale egli poi si ritir\u00f2 per tre anni con alcuni suoi amici per studiare, meditare e pregare \u2013; e tra poco, infine, alla sua proclamazione come beato.<\/p>\n<p>John Henry Newman \u00e8 stato il grande ispiratore dell\u2019ecumenismo. Da teologo anglicano egli fu un sostenitore della cosiddetta Via Media, una terza via tra protestantesimo luterano e calvinista e cattolicesimo romano; ma in questa sua visione egli pensava di creare un ponte di dialogo tra le varie confessioni cristiane. E anche quando scrisse il Tract 90 pensava di gettare un ponte tra la \u201csua Chiesa\u201d, la Chiesa d\u2019Inghilterra, e quella che cominciava a sentire parimenti \u201csua\u201d, la Chiesa cattolica di Roma: Chiese che riteneva gi\u00e0 unite dai caratteri dell\u2019universalit\u00e0 e dell\u2019apostolicit\u00e0. Ma Newman, che anche quando entr\u00f2 nella Chiesa cattolica fu ordinato in essa sacerdote e poi ne divenne cardinale, mantenne un grande affetto per la sua prima Chiesa e in particolare per i suoi antichi amici del Movimento di Oxford, certo sempre sperando nel ristabilimento della comunione di Canterbury e di York con Roma, sempre ritenne che dialogo e confronto dovessero avvenire in vista di una futura \u201cunit\u00e0 nella verit\u00e0\u201d, che per dialogare e confrontarsi occorresse essere consapevoli, chiari e fermi nella propria identit\u00e0. John Henry Newman \u00e8 certo nel Paradiso e gode dell\u2019imperturbabilit\u00e0 di chi vive nell\u2019eternit\u00e0, ma se potesse avere le passioni di un vivente nell\u2019effimero, oggi si dorrebbe assai dell\u2019evoluzione non solo liberal ma libertineggiante della Chiesa d\u2019Inghilterra che lui ha tanto amato. Ho sempre ritenuto che l\u2019ecumenismo e il dialogo ecumenico siano fatti pi\u00f9 che della ricerca di concordanze teologiche e giuridico-canoniche, da un comune impegno di servire il prossimo, e il pi\u00f9 prossimo di tutti, il povero e l\u2019affamato, con opere di carit\u00e0 spirituale e materiale; e ho sempre ritenuto che l\u2019unit\u00e0 sar\u00e0 frutto della preghiera, della carit\u00e0 e della santit\u00e0 e che a essa, pi\u00f9 che i teologi, abbiano dato e possano dare un prezioso contributo i martiri e i testimoni delle confessioni cattolica, anglicana, luterana e ortodossa: dai campi di concentramento nazisti all\u2019Uganda, ai gulag sovietici, dai pastori protestanti ai sacerdoti cattolici ai pope russi. Anche per questo il mio augurio \u00e8 che John Henry Newman possa con la sua beatificazione testimoniare pubblicamente della sua carit\u00e0 e della sua santit\u00e0 impegnando tutti i cristiani con la loro carit\u00e0 e testimonianza a lavorare perch\u00e9 Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo doni anche nel tempo a tutti i cristiani l\u2019unit\u00e0 nella Sua unica, santa e apostolica Chiesa.<\/p>\n<p>di Francesco Cossiga<\/p>\n<p>\u00a9 &#8211; FOGLIO QUOTIDIANO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUn profeta tra fede e libert\u00e0\u201d. Cos\u00ec Cossiga, cattolico liberale, ricordava il grande cardinale inglese\u00a0presidente emerito della Repubblica apparso l\u2019anno scorso sulla rivista Vita e Pensiero. 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