{"id":1316,"date":"2012-02-28T18:49:20","date_gmt":"2012-02-28T16:49:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolonewman.org\/?p=1316"},"modified":"2012-02-28T18:50:12","modified_gmt":"2012-02-28T16:50:12","slug":"brandirali-ricostruire-la-politica-ecco-da-dove-partire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circolonewman.org\/?p=1316","title":{"rendered":"Brandirali: ricostruire la politica? Ecco da dove partire"},"content":{"rendered":"<p>Il sussudiario.net, mercoled\u00ec 8 febbraio 2012<\/p>\n<p>Riceviamo e pubblichiamo il manifesto firmato da Aldo Brandirali sull&#8217;attuale situazione politica italiana, dal titolo &#8220;Per ricostruire la politica&#8221;.<\/p>\n<p>Prima delle prossime elezioni, che si prevedono per il 2013, la politica italiana deve dare spiegazione del suo fallimento.<!--more--><br \/>\nSi \u00e8 visto tale fallimento con le dimissioni di Berlusconi, e con l\u2019evidenza che l\u2019opposizione non era in grado di comporre una maggioranza alternativa. Il bipolarismo \u00e8 fragile, e il verticismo decisionale che \u00e8 stato perseguito, non \u00e8 adatto alla creazione di maggioranze di governo.<br \/>\nCon il governo Monti si \u00e8 scelta una larga maggioranza trasversale, riconoscendo che si doveva dare una delega a tecnici in grado di fare le riforme urgenti e necessarie. Ma questi tecnici non possono delineare un progetto per il nostro Paese.<br \/>\n\u00c8 questo che ci aspettiamo dal cambiamento della politica in generale: non \u00e8 solo la questione del sistema elettorale, ma anche la ripresa della politica vera, quella che si presenta con dei contenuti.<br \/>\nNoi vogliamo dare indicazioni per questo cambiamento.<br \/>\nPartire da ci\u00f2 che viene \u201cprima\u201d.<\/p>\n<p>POPOLO<br \/>\nPrevale l\u2019opinione secondo la quale, la scienza e il progresso, migliorando la condizione umana, abbiano anche sviluppato la scienza della vita comune degli uomini. Con questa opinione, applicata alla politica, si forma il vertice pensante, formato dagli abituali gestori del potere, i quali si ritengono possessori della cultura dell\u2019interesse pubblico, e per questo possono fare dello Stato il paternalistico generatore della buona societ\u00e0.<br \/>\nNoi non pensiamo che le cose stiano cos\u00ec.<br \/>\nPer questo siamo estranei allo statalismo di sinistra e di destra, cio\u00e8 alle culture politiche che hanno dominato il &#8216;900. La nostra convinzione della centralit\u00e0 della persona ci fa considerare le dinamiche della vita comunitaria con i compiti dello Stato come servizio a un soggetto preesistente: il popolo.<br \/>\nNella tradizione della presenza politica dei cattolici c\u2019\u00e8 stata la centralit\u00e0 della persona, ma permaneva l\u2019idea che il bene pubblico deve essere separato dalle ragioni private dei cittadini.<br \/>\nNella produzione culturale della Chiesa si \u00e8 sempre parlato di bene comune e di principio di sussidiariet\u00e0: la Chiesa valorizza il popolo.<br \/>\nIl popolo \u00e8 il luogo della propensione al fare insieme, il vero motore della dinamica sociale, \u00e8 generato da un punto che origina l\u2019unit\u00e0 fra gli uomini, si tratta della dimensione religiosa o ideale che accade prima della politica.<br \/>\nIl popolo \u00e8 sede delle aspirazioni e delle esperienze, per questo noi siamo amanti della democrazia e consideriamo il popolo \u201csoggetto\u201d che tesse le convinzioni e quella trama di desideri, che chiamiamo bene comune.<br \/>\nPensiamo che ci sia il bisogno urgente di restituire al popolo la sua soggettivit\u00e0, facendolo attore della democrazia perch\u00e9 il prevalere del verticismo del potere innesta un piano inclinato verso l\u2019ingiustizia e le diseguaglianze.<br \/>\nIl popolo si genera nella ricerca del senso del vivere, nella ricerca di perdono e di salvezza, ricerca che ha le sue basi nel senso religioso che il Creatore ha infuso in ogni uomo.<br \/>\nChi ha un\u2019esperienza cristiana fra noi ha visto che il fatto della Presenza di Cristo genera un popolo consapevole. Noi lasciamo alla Chiesa il compito di fare popolo e di dare una base morale alla societ\u00e0.<br \/>\nLa centralit\u00e0 della persona dice del suo bisogno di libert\u00e0 e questo interroga la politica. Perci\u00f2, di fronte a un popolo che si ricompone diventa chiaro, per chi si occupa di politica, che si deve mettere il potere al servizio del popolo, per questa ragione non pensiamo alla politica come luogo di identit\u00e0 della persone e neppure la poniamo come centrale nell\u2019impegno umano.<\/p>\n<p>MORALITA&#8217;<br \/>\nLe cose che muovono il cuore dell\u2019uomo sono le stesse che cambiano la storia.<br \/>\nLe domande del cuore cercano il significato del vivere. La vita che mi \u00e8 stata data \u00e8 la ragione che mi rende partecipe della vita del mio popolo. Sono voluto e dunque sono responsabilmente grato e vivo con questa tensione, mi sento consegnato a un compito. Ogni persona, che si sia posta questo sguardo su di s\u00e9, affronta la sua vita con una tensione morale, e ci si pu\u00f2 attendere che svolga il suo compito con passione e con abnegazione.<br \/>\nDunque la moralit\u00e0 \u00e8 nella persona e non nel progetto politico.<br \/>\nRiteniamo demagogica la parte politica che si erge a moralizzatrice e diciamo che \u00e8 indispensabile la partecipazione popolare che mette in campo le tensioni ideali come movimenti e comunit\u00e0.<br \/>\nPer questo desideriamo la scelta dal basso delle persone che assumono il mandato politico, secondo il criterio della corrispondenza della seriet\u00e0 della persona.<br \/>\nOggi l\u2019astrattezza moralista e la corruzione hanno portato a uno svuotamento della tensione ideale, come se la vita politica fosse esclusivamente luogo di espressioni di forza e potere.<br \/>\nCi sono caratteri della vita del popolo che devono essere sostenuti e promossi: la Chiesa li propone alla politica come principi non negoziabili:<br \/>\n&#8211; la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale<br \/>\n&#8211; la definizione della famiglia secondo il dono della vita, uomo e donna sposati e pronti ad accettare i figli con gioia<br \/>\n&#8211; la libert\u00e0 di educazione come scelta della cultura della famiglia.<br \/>\nQuesti principi non sono solo della Chiesa, riguardano la natura dell\u2019umano e possono essere sostenuti da ogni uomo ragionevole.<br \/>\nNella grave crisi ancora in corso, prevale una &#8220;crisi di significato e di valori&#8221; (Benedetto XVI). Per questo la prima urgenza attuale \u00e8 che si formi comunit\u00e0, amicizia, un fare assieme e un sottolineare la positivit\u00e0 possibile e nettamente prevalente.<br \/>\nE\u2019 tutto il nostro popolo chiamato a un nuovo inizio<br \/>\nAnche la politica deve impegnarsi in questo nuovo inizio come noi vogliamoci impegnarci in questo.<br \/>\nCULTURA<br \/>\nSiamo desiderosi di far politica con cattolici e non credenti e consideriamo la cultura come luogo di unit\u00e0, perch\u00e9 il fondamento della cultura \u00e8 la ricerca del vero.<br \/>\nI percorsi possono essere diversi, e per questo si pu\u00f2 parlare di pluralit\u00e0 di culture, generate da linguaggi, tradizioni, esperienze. L\u2019unit\u00e0 \u00e8 possibile come incontro di persone, cio\u00e8 di esperienze di rapporto con il vero nel reale. La cultura descrive la vita comune della molteplicit\u00e0 di storie e esperienze particolari, e ci fa comprendere la creativit\u00e0 e l\u2019energia costruttiva di ogni persona e di ogni identit\u00e0.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una innata tendenza del potere politico di diventare autoreferenziale, e di usare tutta la sua azione non per uno scopo originario ma solo per riprodurre il consenso che gli serve&#8230;<br \/>\nQuesta pratica del potere produce culture politiche, chiuse in s\u00e9 stesse, contrapposte alle altre. Noi invece andiamo verso la politica a partire dalla cultura, e per questo crediamo possibile l\u2019unit\u00e0 di una larga maggioranza.<br \/>\nNella cultura si descrive la consapevolezza popolare, disponibile al fare assieme, che giunge sino al senso di patria e di nazione.<br \/>\nLe grandi provocazioni culturali che ci sono proposte dal Papa, Benedetto XVI, parlano di allargamento della ragione e al fenomeno della globalizzazione pone una emergenza: fare fraternit\u00e0, guardare a tutti i popoli come fratelli e pensare al mondo come a una casa comune.<br \/>\nSenza adeguato lavoro culturale le parti politiche si motivano sul contrasto, ma in questo modo immaginano culture opposte e ne inventano di continuo, divedendosi in miriadi di gruppi. Il risultato pi\u00f9 drammatico \u00e8 che la politica, invece di valorizzare la positivit\u00e0 della propensione al bene comune, finisce col diseducare il popolo nella sua unit\u00e0 e nei suoi compiti.<br \/>\nNoi cerchiamo la politica pi\u00f9 prossima alla unitariet\u00e0 culturale, al bene comune, alla coscienza di popolo, al patto unitario della nazione. Per questo liberismo e socialismo, personalismo e comunitarismo, diritti e doveri, vigilanza e accoglienza, imprenditori e lavoratori sono alcuni esempi di opposti che il lavoro culturale deve portare alla equilibrata convivenza.<\/p>\n<p>Il sistema politico italiano<\/p>\n<p>RAPPRESENTATIVITA\u2019<br \/>\nLo Stato moderno, generato dalla democrazia, \u00e8 una struttura di servizi utili alla comunit\u00e0 umana. Nella vita del popolo si organizzano livelli gradualmente verticali della organizzazione delle strutture di servizio, dai Comuni sino allo Stato centrale. Un livello comunitario inferiore tende a costruire una delega al livello superiore, al fine di generare servizi di pi\u00f9 ampia portata.<br \/>\nEsistono due principi elementari dello Stato:<br \/>\n&#8211; l\u2019etica del servizio non deve essere sottomessa ad una logica di sovrapposizione autoritaria<br \/>\n&#8211; l livello organizzativo superiore non si deve sostituire a quello che pu\u00f2 essere fatto dal leivello inferiore della comunit\u00e0.<br \/>\nLe persone che assumono ruoli pubblici devono essere consapevoli del limite del loro potere: essi svolgono un servizio. Sono servitori del popolo, si impegnano a fare il meglio nel loro specifico compito. Ognuno svolge il suo mandato senza invadere il campo degli altri servizi dello Stato. In tal modo si esprime una Stato ben strutturato, con le sue autonomie e i reciproci controlli.<br \/>\nE\u2019 servitore anche chi assume ruolo politico, \u00e8 un rappresentante mandato da una comunit\u00e0 operosa che gli ha chiesto di capire quali servizi occorrono, e di diventare capace di farli realizzare. Dunque chi fa politica sa che la costruzione \u00e8 gi\u00e0 in atto e che alla politico \u00e8 chiesto di riconoscere l\u2019intrapresa umana e servirla al meglio.<br \/>\nA loro volta tutte le comunit\u00e0 locali e intermedie devono partecipare della vita politica e le migliori esperienza comunitarie e produttive devono diventare di esempio per tutti. Il delegato nella politica deve riconoscere il meglio delle esperienze e rilanciarle come possibilit\u00e0 per tutti.<br \/>\nLa democrazia non \u00e8 solo il diritto di voto. Dai fatti associativi e dai movimenti ha inizio la democrazia. Questi corpi sociali si mettono in relazione e hanno bisogno di generare rappresentanze.<br \/>\nLa rappresentativit\u00e0 \u00e8 la conseguenza della vitalit\u00e0 del tessuto democratico. In Italia si utilizza demagogicamente l\u2019idea che il ruolo pubblico debba essere svolto da persone che non sono legate a situazioni particolari. Noi invece parliamo di persona e di popolo e con questo strutturiamo la delega ai vari livelli dello Stato, come delega operata da livelli \u201cvivi\u201d di organizzazione e di \u201cvissuto\u201d del popolo.<br \/>\nNel sistema democratico si devono avere un metodo e delle leggi che definiscono il diritto comunitario a riunirsi e a delegare coloro che debbono incidere sulla selezione dei candidati alle elezioni. Questo vuol dire che ci sono finanziamenti a gruppi politici che provengono da parti sociali interessate a difendere le loro ragioni. Siccome questi legami possono diventare dannosi per il bene comune, perch\u00e9 possono prevalere poteri forti su altre ragioni giuste ma pi\u00f9 deboli, il rapporto di rappresentanza deve essere dichiarato, conoscibile, e moderato da apposite leggi, come quelle sul conflitto di interessi.<br \/>\nPer fare questo manca una legge che definisca le regole comuni. Regole che permettano la partecipazione democratica non solo nella occasione del voto, ma anche nel generarsi dei partiti e delle candidature. Come esempio possiamo indicare le primarie, ma il sistema pi\u00f9 compiuto \u00e8 il Congresso americano.<\/p>\n<p>ELEZIONI<br \/>\nAbbiamo gi\u00e0 potuto constatare che i partiti nel bipolarismo sono cambiati, assomigliano pi\u00f9 a movimenti informali, macchine di consenso generalmente prive di adeguati sistemi congressuali e di democrazia interna.<br \/>\nPer quanto riguarda le elezioni, occorrono sistemi di competizione fra persone candidate per permettere agli elettori una scelta che valuti la effettiva capacit\u00e0 di valutare l\u2019impegno di rappresentanza&#8230; Gli esempi ci sono nei sistemi elettorali del nord Europa.<br \/>\nBisogna rafforzare la selezione di formazioni politiche ampie che abbiano gi\u00e0 affrontato il lavoro di unit\u00e0 di ampie componenti. Il carattere utile del sistema bipolare \u00e8 che costringe a definire le alleanze. Produrre maggiore unit\u00e0 nella vita politica non pu\u00f2 diventare per\u00f2 un sistema rigido delle appartenenze, sotto il controllo delle segreterie dei partiti. Gli eletti devono poter sostenere le ragioni dei propri elettori. E proprio per non ridurre le divergenze a tradimento ci sembra giusto che gli eletti votino le decisioni anche in disaccordo con il proprio partito. Rimane dunque utile l\u2019obbligo di ritorno alle elezioni se la maggioranza perde dei pezzi e non \u00e8 pi\u00f9 una vera maggioranza.<br \/>\nCORPORATIVISMO<br \/>\nI partiti che si costruiscono la loro base elettorale si ritrovano con pesanti ipoteche di corporazioni e interessi di parte che finiscono con l\u2019essere dannose per il bene comune.<br \/>\nIl corporativismo assolutizza le ragioni della singola parte, mentre invece la politica \u00e8 l\u2019arte di tenere insieme la complessit\u00e0. Si tratta di ascoltare le ragioni delle molte agitazioni sociali e le proteste delle minoranze che non si sentono ascoltate, per poi tendere ad una maggioranza consapevole, che sia in grado di risolvere le gravi arretratezza nel funzionamento del governo della cosa pubblica.<br \/>\n&#8211; Riduzione dell\u2019indebitamento dello Stato<br \/>\n&#8211; Libert\u00e0 e garanzie nei sistemi di contrattazione sociale.<br \/>\n&#8211; Apertura piena all\u2019impegno di famiglie, associazioni, imprese, opere sociali, nella realizzazione di azioni di pubblico interesse.<br \/>\n&#8211; Efficacia e celerit\u00e0 dei processi giudiziari.<br \/>\n&#8211; Buon esito delle opere pubbliche.<br \/>\n&#8211; Libert\u00e0 di educare.<br \/>\n&#8211; Libert\u00e0 di praticare le religioni.<br \/>\n&#8211; Accompagnare alla efficacia le presenze degli immigrati.<\/p>\n<p>Queste emergenze dimostrano come sia necessario, nella politica, proporre con un progetto largamente maggioritario.<\/p>\n<p>FEDERALISMO<br \/>\nAnche la Chiesa ha iniziato a parlare della necessit\u00e0 di un governo mondiale per coordinare i comportamenti delle nazioni in tutti i temi di carattere globale, dall\u2019ecologia alla finanza, dalla qualit\u00e0 dei prodotti alla equit\u00e0 dei salari.<br \/>\nL\u2019Europa avanza lentamente verso il divenire unica realt\u00e0, ma sempre pi\u00f9 si rende evidente che si tratta davvero di una federazione di nazioni, soprattutto ora, di fronte alla crisi.<br \/>\nL\u2019Europa deve fare un passo in avanti come Federazione.<br \/>\nIn Italia siamo ancora di fronte alla questione meridionale, che sembra delegare allo Stato centrale la sua soluzione. Mentre la gran parte del Paese parla di federalismo. Abbiamo bisogno di rendere evidente che la parit\u00e0 fra le regioni, principio elementare del federalismo, pu\u00f2 portare ad una maggiore unit\u00e0 dello sviluppo nazionale.<br \/>\nAnche la politica dovrebbe plasmarsi sui livelli diversi delle istituzioni. I Comuni dovrebbero essere luoghi della comunit\u00e0, dove non si combatte sulla politica nazionale, ma sulle maggioranze diverse che possono nascere attorno ai temi pi\u00f9 sentiti dalla comunit\u00e0.<br \/>\nLo spirito del federalismo viene tradito quando si risponde con politiche nazionali a ragioni di parti del territorio e di comunit\u00e0 locali. Questa sovrapposizione generalista elimina la libert\u00e0 fondamentale dell\u2019autogoverno di ogni specifica realt\u00e0.<br \/>\nIn Italia sarebbe particolarmente adeguata la trasformazione del Senato in camera delle regioni. E a loro volta, con lo stesso criterio, le regioni dovrebbero avere diversi livelli di incontro delle istituzioni locali.<\/p>\n<p>Scelta della parte politica<br \/>\nNoi siamo favorevoli a una formazione politica che si dimostri capace di creare una larga maggioranza, unendo singole parti che hanno una specifica attenzione al problema politico. La composizione deve permettere un progetto moderato e riformatore, che esprima il pi\u00f9 possibile la visione che abbiamo espresso sino a qui.<br \/>\nNoi intendiamo garantire innanzitutto la libert\u00e0 di espressione della persona, il sostegno alla famiglia, l\u2019aiuto ai bisognosi, la libert\u00e0 di impresa, la dignit\u00e0 dei salari, la scelta dal basso dei delegati nella politica, l\u2019affermarsi della ragione di servizio del fare politica.<br \/>\nPer questo scegliamo chi:<br \/>\n&#8211; lascia esprimere la singola persona dentro un libero confronto.<br \/>\n&#8211; riconosce i legami di popolo .<br \/>\n&#8211; propone una larga unit\u00e0 maggioritaria.<br \/>\n&#8211; non vive di conflitto con la altre parti politiche, ma vive di una progettualit\u00e0 propria e la propone al consenso.<br \/>\n&#8211; non distacca il potere acquisito dal rapporto con il mandato ricevuto e dalla soluzione effettiva, secondo le possibilit\u00e0, dei problemi.<br \/>\nAbbiamo fino ad ora sostenuto parti politiche che mostravano di essere moderate e comprensive di diverse libere espressioni. Ma non vogliamo essere costretti allo scontro irragionevole con altre parti politiche che hanno molto di simile a quanto cerchiamo.<br \/>\nDate queste premesse ci rendiamo conto che al pi\u00f9 presto ci si deve preparare alle future elezioni, e noi intendiamo sollecitare il rifondarsi dei modi e delle forme del far politica. Quindi riteniamo giusto militare in circoli ed osservatori che sappiano interrogare la parte politica da sostenere, senza essere immediatamente impegnati dalla logica della appartenenza.<br \/>\nSe succeder\u00e0 che ci saranno scelte diverse, non useremo la parola &#8220;tradimento&#8221;, perch\u00e9 non crediamo che nella grandi formazioni politiche ci sia il nemico, il comunismo e il fascismo non ci sono pi\u00f9, e nessuno pu\u00f2 pretendere che una parte veda l\u2019altra come nemico della democrazia.<br \/>\nSicuramente non possiamo partecipare alla politica di una vecchia sinistra che fissa nella propria visione culturale la propria politica di parte. E\u2019 un problema forte nella sinistra perch\u00e9 la mancanza di riferimenti al bene comune \u00e8 causata dall\u2019assenza dello spessore personale che viene prima della politica, per cui lo spessore diventa un fatto collettivo, un progetto politico identitario.<br \/>\nSicuramente non ci riconosciamo in una vecchia destra che \u00e8 il prodotto di una visione centralista dello Stato e della autorit\u00e0, come possessori dell\u2019etica determinante per la vita pubblica. Questa destra mitizza l\u2019individuo come eroe in un mondo di lupi e non conosce la persona in tutto quanto la costituisce.<br \/>\nSceglieremo per chi votare, lo diremo a tutti, sempre pronti a votare diversamente la volta successiva se ce ne saranno le ragioni.<br \/>\nSiamo disposti, sui temi enunciati nel manifesto, a confrontarci con tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sussudiario.net, mercoled\u00ec 8 febbraio 2012 Riceviamo e pubblichiamo il manifesto firmato da Aldo Brandirali sull&#8217;attuale situazione politica italiana, dal titolo &#8220;Per ricostruire la politica&#8221;. 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