{"id":130,"date":"2011-10-24T20:18:42","date_gmt":"2011-10-24T18:18:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolonewman.org\/?p=130"},"modified":"2011-12-07T20:47:00","modified_gmt":"2011-12-07T18:47:00","slug":"quella-inutile-lezione-della-merkel-e-di-sarkozy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circolonewman.org\/?p=130","title":{"rendered":"Quella inutile lezione della Merkel e di Sarkozy"},"content":{"rendered":"<p>23 ottobre 2011<\/p>\n<p>Angela Merkel e Nicolas Sarkozy meritano parole chiare e fredde. A nome dei loro paesi pretendono di guidare l\u2019Unione europea e da due anni non sanno come fare. \u201cGestione disastrosa\u201d, \u00e8 il referto stilato dal capo dell\u2019area euro Jean-Claude Juncker. La Germania \u00e8 una grande economia motrice e la locomotiva ha sbuffato fino a ora, alla grande, con le esportazioni sulla sezione del mercato mondiale che tira. La Francia gode di infrastrutture ad alto livello e di un sistema decisionale gaullista. <!--more-->Ma Berlino da sola non ce la fa, e il suo sistema bancario \u00e8 impaniato nella crisi del debito sovrano. Lo stesso vale per Parigi, che ha in pi\u00f9 alle spalle una crescita patologica del debito pubblico ben oltre i parametri, goffi e cucitile su misura, di Maastricht, e nel presente soffre di un deficit troppo alto rispetto a quello dei partner e di una crisi finanziaria e bancaria di proporzioni pi\u00f9 che rilevanti ( la fine ingloriosa di Dexia insegna, ma \u00e8 solo un anticipo). Nessuno in Europa \u00e8 in grado di dare lezioni ad alcuno dei Paesi fondatori.<\/p>\n<p>Secondo il grande economista liberal Paul Krugman, un ebreo americano di genio al quale per qualche ragione \u00e8 stato perfino comminato un premio Nobel, alla radice della crisi da debito, dell\u2019altalena di sfiducia e speculazione in cui si dondolano i mercati finanziari, c\u2019\u00e8 il moralismo punitivo a sfondo calvinista che ha fatto dell\u2019euro l\u2019unica moneta al mondo priva di una banca centrale capace strutturalmente, non episodicamente, di fare la funzione delle banche centrali: il prestatore di ultima istanza. Aggiungiamo l\u2019eco culturale della Repubblica di Weimar, l\u2019idea apocalittica che il mostro inflazionista sia sempre in agguato, sempre sbuffante, sempre scalpitante dietro ogni angolo della storia, e che i bravi, gli operosi, i capaci, i parsimoniosi alla fine sono destinati a condividere la miseria comune con le cicale. Balle. L\u2019inflazione si sta rivelando al momento un pericolo remoto, malgrado i potenti stimoli iniettati dagli americani nel circuito della liquidit\u00e0 dopo la crisi dei derivati e dell\u2019immobiliare al quale erano collegati. E il debito, checch\u00e9 ne pensino economisti di valore ma a volte poco fantasiosi, come Alessandro Penati di Repubblica, si cura con la sua diluizione in altro debito, specie in emergenza, con la riduzione dei gradi di patrimonializzazione dell\u2019economia, senza nuove tasse depressive, e con l\u2019impiego delle risorse nella crescita economica a colpi di decise riforme liberalizzatrici e privatizzatrici.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero, e mi sembra difficile che una diagnosi convergente dei massimi economisti keynesiani e dei massimi economisti liberisti possa essere smentita da qualche improvvisato nuovo pensiero, Berlusconi \u00e8 forse l\u2019unico che possa dare, non dico lezioni, ma indicazioni puntute e responsabili ai suoi partner. Quale Berlusconi? Quello che non si lagna, che non si accoda, che non aspetta, che non scarica il barile, che non ha timidezze e complessi verso nessuno, il Berlusconi vero che non ha mai messo piede in Confindustria, che creava ricchezza e valore e mercato quando si accumulava il debito pubblico, e anche grazie al debito pubblico che ha reso ricco e forte (paradossalmente) questo Paese; quello che crede nella libert\u00e0 delle aziende e delle persone e del lavoro, che ha promesso una storica rottura delle vecchie regole, sia quando \u00e8 entrato in politica sia di recente, quando la crisi da debito prometteva sinistramente di diventare la boa intorno alla quale fare girare i soliti giochi di potere.<\/p>\n<p>Se Berlusconi capisse, e mi sembra che sia sulla buona strada, quanto rapidamente pu\u00f2 girare la ruota dell\u2019intelligenza degli italiani, ch\u00e9 quella della fortuna \u00e8 pi\u00f9 volatile, e quanto converrebbe a lui stesso ma soprattutto al Paese una svolta dura, radicale, scandalosa e preziosa nella direzione di un\u2019economia della libert\u00e0, quelle parole chiare, fredde, incisive, al summit europeo, e poi sempre, sistematicamente, in tv e nel Paese e nel circuito internazionale, si deciderebbe a tirarle fuori. Le parole da sole non bastano. Il debito lo onoriamo e siamo in grado di ridurlo con l\u2019avanzo primario da primi della classe e il pareggio di bilancio, le nostre banche soffrono le conseguenze della solidariet\u00e0 con il circuito impazzito del credito mondiale ma stanno meglio di quelle francesi e inglesi, il nostro patrimonio \u00e8 immenso anche per ragioni patologiche, perch\u00e9 sebbene cattolici e dissipatori in realt\u00e0 risparmiamo come ossessi e gli imprenditori attribuiscono dividendi spesso rinunciando a investire in ricerca e innovazione (ne tengano conto i giovani caprini di Confindustria riuniti senza i politici a far chiacchiere nell\u2019isola bella).<br \/>\nSiamo in condizione di non subire alcun processo, come predicano per la gola i disfattisti troppo furbi alla Scalfari e alla De Benedetti, e possiamo dire la nostra a voce alta e con la testa all\u2019in su. Basta che Berlusconi faccia il suo mestiere fino in fondo, sacrosante e serie riforme liberali, provvedimenti di finanza straordinaria capaci di foraggiare l\u2019economia reale, insomma le cose stesse per cui fa politica da quasi vent\u2019anni.<\/p>\n<p>\u00a9 &#8211; FOGLIO QUOTIDIANO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>23 ottobre 2011 Angela Merkel e Nicolas Sarkozy meritano parole chiare e fredde. 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