{"id":1098,"date":"2012-01-09T10:25:43","date_gmt":"2012-01-09T08:25:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolonewman.org\/?p=1098"},"modified":"2012-01-09T10:25:43","modified_gmt":"2012-01-09T08:25:43","slug":"controllo-demografico-vs-sicurezza-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.circolonewman.org\/?p=1098","title":{"rendered":"Controllo demografico vs. sicurezza nazionale"},"content":{"rendered":"<p>New  York \u2013 Per decenni, uno dei princ\u00ecpi base della lobby mondiale per il  controllo demografico \u00e8 stato affermare che il declino dei tassi di  fertilit\u00e0 avrebbe reso pi\u00f9 stabile l\u2019ordine internazionale. Ma, secondo  l\u2019autorevole gruppo di studiosi che hanno dato vita a un libro appena  uscito sull\u2019argomento, questo scenario di &#8220;pace geriatrica&#8221; \u00e8  immotivatamente ottimistico.<\/p>\n<p><em><strong>Population Decline and the Remaking of Great Power Politics <\/strong><\/em>(&#8220;Il  declino della popolazione e la riorganizzazione della politica delle  grandi potenze&#8221;), questo il titolo, raccoglie nove saggi di ricerca  <!--more-->pubblicati per i tipi di Potomac Books di Dulles in Virginia, e curati  dal vicepresidente anziano di C-Fam, il Catholic Family &amp; Human  Rights Institute di Washington, Susan Yoshihara e da Douglas A. Sylva,  Senior Felow presso la medesima istituzione. Nella premessa al libro, il  demografo ed economista politico Nicholas Eberstadt plaude agli autori  per la loro capacit\u00e0 di prendere il toro per le corna, cio\u00e8 affrontare  certe \u00abdomande profonde e ancora prive di risposta\u00bb legate al declino  demografico e alla politica internazionale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019assunto prevalente secondo cui i Paesi relativamente vecchi sarebbero automaticamente <\/strong>predisposti  alla pace non \u00e8 infatti difendibile sul piano storico, come il libro  sottolinea. Nel corso dell\u2019ultimo secolo, i regimi relativamente vecchi  quali la Germania nazionalsocialista e la Serbia degli anni 1990 erano  noti per l\u2019aggressivit\u00e0 che dimostravano verso i vicini pi\u00f9 giovani; e  per quanto invece riguarda la classicit\u00e0, la democratica Atene reag\u00ec  allo <em>shock <\/em>demografico causato da una pestilenza devastante inaugurando una serie di azioni militari costose e male architettate.<\/p>\n<p><strong>Il volume <em>Population Decline and the Remaking of Great Power Politics<\/em> si apre <\/strong>con  tre capitoli, firmati rispettivamente da Phillip Lonmgman, James R.  Holmes e Francis Sempa, che espongono l\u2019impianto analitico utilizzato  per valutare le interazioni tra geopolitica e declino demografico. Il  proseguio del libro \u00e8 quindi dedicato a casi di studio inerenti sei  protagonisti globali chiave: Russia, Europa e Giappone, tutti Paesi che  stanno lottando con tassi di fertilit\u00e0 sotto la soglia del rimpiazzo  generazionale; potenze asiatiche emergenti quali Cina e Giappone, il cui  rispettivo futuro sar\u00e0 tanto diverso quanto sorprendentemente li sono i  loro rispettivi profili demografici; e gli Stati Uniti, il cui  &#8220;eccezionalismo demografico&#8221; li rende la sola potenza del mondo  sviluppato che resiste allo spopolamento.<\/p>\n<p><strong>In Russia, le nascite sono scese di un impressionante 50% nel periodo 1987-1999<\/strong>.  Nel libro, Murray Feshbach analizza gli effetti di codesto avvizzimento  nel contesto del reclutamento militare. Esacerbati dalla diffusissima  incidenza dell\u2019HIV e della tubercolosi, la grave mancanza di giovani  maschi adatti alla leva che il Paese registra oggi &#8211; afferma Feshbach &#8211;  \u00abcomporter\u00e0 un aggravarsi delle gi\u00e0 fragili condizioni della societ\u00e0  russa, comparto militare incluso, e maggiore di quanto la questione  economica preannunci\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il Giappone ha cercato di rendere pi\u00f9 sopportabile la sfida demografica <\/strong>sostituendo  il personale militare umano con armamenti altamente tecnologici.  Innescando questo processo, per\u00f2, secondo quanto afferma un generale del  Paese asiatico, \u00abil Giappone ha detto addio a quel minimo di capacit\u00e0  di difesa militare sovrana che ancora vantava\u00bb. Tali limitazioni  potrebbero del resto persino restringere la possibilit\u00e0 concreta del  Giappone di contribuire materialmente alle alleanze militari regionali.  Se questo accadesse, avverte Toshi Yoshihara nella propria analisi  strategica, \u00abla cosa potrebbe aggiungere un ulteriore fattore di tragica  volubilit\u00e0 alla politica delle alleanze e innescare dinamiche di  competizione fra grandi potenze a livello regionale che poi possono per\u00f2  riverberarsi a livello globale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Di fronte ad analoghe costrizioni imposte dalla crisi demografica, l\u2019Europa <\/strong>sta cercando si esercitare un &#8220;potere <em>soft<\/em>&#8221; (in contrapposizione al &#8220;potere <em>hard<\/em>&#8221;  di tipo militare ed economico) dominando le istituzioni multilaterali e  pure proseguendo l\u2019immigrazione massiccia. Se questo approccio  multilateralista sar\u00e0 efficace \u00e8 per adesso cosa completamente oscura,  osserva Douglas A. Sylva, ma resta il fatto che i tassi della fertilit\u00e0  europea sono oggi tanto bassi da richiedere un apporto migratorio assai  maggiore di quel che il continente pu\u00f2 sopportare.<\/p>\n<p><strong>Sylva suggerisce allora ai ceti politici europei che si cominci piuttosto a prendere in considerazione <\/strong>una  strada radicalmente diversa, ovvero quella di ipotizzare condizioni di  vantaggio per le &#8220;donne orientate alla famiglia&#8221; che appartengono alle  popolazioni autoctone dei propri Paesi cos\u00ec da propiziare l\u2019innalzamento  dei tassi di natalit\u00e0. Scrive Sylva a tale proposito: \u00abFare cos\u00ec  costringerebbe ovviamente l\u2019Europa ad abbandonare alcuni dei pi\u00f9  riveriti princ\u00ecpi del femminismo e del multiculturalismo, ma \u00e8 un passo  che, nonostante le conseguenze geopolitiche che comporta, i governi  europei sembrano ben poco propensi a compiere\u00bb.<\/p>\n<p>Tom McFeely<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione di Marco Respinti dell\u2019articolo <\/em><a href=\"http:\/\/www.c-fam.org\/fridayfax\/volume-14\/how-population-control-has-harmed-national-security.html\">How Population Control has Harmed National Security<\/a><em>, comparso su <\/em>Friday Fax<em>,  la newsletter settimanale di C-Fam: Catholic Family &amp; Human Rights  Institute, fondato e diretto a Washington da Austin Ruse<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<a href=\"http:\/\/www.labussolaquotidiana.it\/ita\/articoli-controllo-demograficovs-sicurezza-nazionale-4123.htm\"> http:\/\/www.labussolaquotidiana.it\/ita\/articoli-controllo-demograficovs-sicurezza-nazionale-4123.htm<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>New York \u2013 Per decenni, uno dei princ\u00ecpi base della lobby mondiale per il controllo demografico \u00e8 stato affermare che il declino dei tassi di fertilit\u00e0 avrebbe reso pi\u00f9 stabile l\u2019ordine internazionale. 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